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19 giugno 2018 2 19 /06 /giugno /2018 13:43

Dalla mia stanza annoto il mondo, trascrivo la sua parte lesa, ogni speranza sembra una ferita lacerante, il dolore urla da dentro e passa da una via oscura, il bisogno umanistico arriva sull'altare di un Dio denaro. Ormai la felicità ha dei contorni piazzati, il business dei sazi e la povertà di quelli sopravvissuti e rinchiusi, ogni giorno dentro una pennellata di fortuna. La bontà ammaina le sue vele, l'esigenza emigra con la sua totale ricchezza. L'anima del mondo si affida alla materia, il mattino prega e assorbe un sapore acro, infettivo, la confusione avanza e va a passo con il comune, la società annusa il profumo del denaro, la benevolenza è ormai un fiore marcio, dipinto nell'angolo nero, un atto fragile e lontano, crudo agli occhi del tempo, lo sento così distante, scrivo e lo sottolineo rinchiuso con tutte le buone maniere, quelle che un tempo potevano ottener tutto, ma adesso sono sol un raro privilegio di pochi. Solo la minoranza riscontra, nella vita, un immenso valore. L'odierno affonda, cala, va a picco su un fondo di basso equilibrio, la stabilità esonera il suo equilibrio e la si riscontra ogni istante nei media. La violenza riversata per strada, un mare invaso dalla plastica, un cielo fitto e trafitto di fumo, nel mondo si muore pur di ottenere una vita normale o colma d'averi. E anche io qui, collocatomi al disastro, da colpevole descrivo tutto ciò in una fine e denuncio l'inizio di un'incorreggibile e malata disperazione, invaghita di gioia. Chi è pronto a svestire la propria immagine, estenderà la mano oltre il confine dell'anima e vivrà lontano, lontano da questo atrio, ormai ricoperto di materia.
Salvatore Ciaramella

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